daniela pedretti

sculptures and drawings

Press Release & Critiques


 Ritaglio da  La Provincia  in occasione della mostra  Under Trenta  tenutasi a Crema nel 2000.

Ritaglio da La Provincia in occasione della mostra Under Trenta tenutasi a Crema nel 2000.


Ogni scultura è una storia congelata…

Persino dove la vita si modifica in modo burrascoso, come nelle epoche di rivoluzione, si conserva del passato molto più di quanto chiunque immagini. Il passato fa parte di noi, si tramanda con nuovi e molteplici linguaggi, talvolta deformanti, ma continua a parlare.

Come bambole senza braccia e dallo sguardo ipnotizzante, ritrovate in qualche buia soffitta, ogni sua scultura è una storia congelata. La storia di esseri che popolano fiabe ma che non le dominano. Una storia fatta di lotte tra un passato, quello della terracotta lavorata nel paese natale, e un presente che vuole continuamente modificare forme e linguaggi; lotte tra sogni e sguardi disillusi, di ieri e di oggi. Le sue sculture sono ‘giochi’ impossibili che non si usano più ma ai quali siamo profondamente legati poiché nelle loro storie essi parlano di noi.

 – Pivia Pedretti


 Particolare del poster della mostra  Immagini della Fantasia  tenutasi a Siena nel 2010.

Particolare del poster della mostra Immagini della Fantasia tenutasi a Siena nel 2010.


 Pensavo di essere speciale

Pensavo di essere speciale

Piccoli Eroi

L'artista come un baloccaio, o come un novello Geppetto, costruisce il suo mondo sospeso tra fiaba e ricordo, un universo di burattini e personaggi immaginari, bizzarri, talvolta assurdi, fantasiosi, rielaborando tutto con colorato umorismo. Daniela Pedretti evoca il mondo incantato della fanciullezza, sia nei soggetti, che nella tecnica, ovvero l'infanzia narrata con i mezzi dell'infanzia. Assemblaggi di legni di scarto, terracotta dipinta e stoffa, figure che paiono bambole costruite da bambini, colorate con pastelli a cera o acrilici. La giovane artista senese imbastisce le sue visioni, riappropriandosi, nel gioco del fare artistico, del tempo perduto, ed offrendo, in queste installazioni, sculture e disegni un mondo considerato attraverso la percettività del fanciullo. Le opere sono pervase da una ironia tutta puerile; talvolta in alcuni disegni proposti, come Pensavo di essere speciale (pastelli a cera, tessuto, lacca, collage), traspare un velo malinconico di figure di bambine sospese tra fanciullezza ed adolescenza. Frammenti di un teatrino pieno di humour e variopinta ironia, marionette alla fermata del tram, versicolori pupazzi volanti, popolano gli altari e gli spazi della biblioteca; così sbucano Anna la Professo-rossa, chioccia materna, la Sirena Lena, patinata in rosa, un bambino appeso ad asciugare coi panni nella Centri-fuga di Ester, la Saggia Piera, nonnina un po' sadica di caldo peluche. Una mostra che appare come un volume di colorati limericks, un fantasmagorico circo uscito dalla penna versatile del reverendo Dodgson. E finalmente la biblioteca si trasforma in un incantato paese dei balocchi, casa di bambole, dove re-immergersi nell'isola che non c'è dell'infanzia. 

– Piergiacomo Petrioli
critico e storico d'arte


 Ritaglio da  La Nazione  per la mostra personale  Mea Fabula  tenutasi a Firenze nel 2006.

Ritaglio da La Nazione per la mostra personale Mea Fabula tenutasi a Firenze nel 2006.

 Ritaglio da  La Provincia  in occasione della mostra  Omaggio a Piero Manzoni  tenutasi a Soncino (CR) nel 2003. 

Ritaglio da La Provincia in occasione della mostra Omaggio a Piero Manzoni tenutasi a Soncino (CR) nel 2003. 


 
 
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